Misura e previsione della radiazione ultravioletta in Italia

Home > Articoli in primo piano > Al via il gruppo di lavoro sulla radiazione UV!

Al via il gruppo di lavoro sulla radiazione UV!

La conoscenza dei livelli di radiazione UV richiede uno sviluppo della rete di monitoraggio secondo tecniche strumentali e metodiche analitiche condivise

martedì 26 agosto 2008

La radiazione ultravioletta occupa la regione dello spettro elettromagnetico di lunghezze d’onda comprese tra 100 e 400 nm. Verso le alte lunghezze d’onda, la radiazione UV confina con la luce visibile a lunghezza d’onda più corta, percepita dall’occhio umano come viola, da cui viene il nome di radiazione “ultravioletta”.

Perché studiare la radiazione UV?

Le recenti scoperte della variazione dello strato di ozono stratosferico alle medie latitudini e del “buco” dell’ozono antartico rendono sempre più attuale lo studio della radiazione ultravioletta solare e dei suoi effetti sull’ambiente e sulla salute dell’uomo.

L’esposizione alla componente ultravioletta della radiazione solare svolge funzioni fisiologiche benefiche per la salute umana, e produce, inoltre l’effetto di abbronzatura, oggi assai ricercato.
Al tempo stesso, però, la radiazione solare nel suo insieme (ultravioletta, visibile, infrarossa) è stata classificata dall’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel gruppo 1, ovvero come agente sicuramente cancerogeno per l’uomo.

Va inoltre ricordato che gli effetti di eventuali variazioni dello strato di ozono si potrebbero ripercuotere non solo sulla salute umana ma potrebbero alterare anche gli ecosistemi terrestri (animali, organismi marini e vegetazione), tanto da richiedere una ulteriore comprensione del fenomeno in un’ottica integrata che accomuna un sistema complesso rappresentato da atmosfera-clima-ambiente.

L’indice UV, chi è costui?

In molti paesi europei, fra cui l’Italia, in maniera più o meno organica, è ormai avviata un’attività di monitoraggio dei livelli ambientali di radiazioni UV. In alcuni casi i monitoraggi sono stati condotti da reti attive in seno a soggetti istituzionali, ma sono state attivate anche reti di studio ad opera di gruppi di ricerca. A livello europeo le reti di monitoraggio differiscono fra di loro sia per la tipologia di strumentazione utilizzata ma anche per la densità di stazioni di monitoraggio.

Generalmente la misura condotta nei monitoraggi è finalizzata alla quantificazione, secondo quanto suggerito dall’OMS, dell’indice UV. L’utilizzazione di un indice comune a tutti i paesi rende possibile confrontare il livello di UV fra paesi differenti, o nel contesto italiano, fra aree differenti del nostro paese.

Gli elementi di conoscenza sono indispensabili per individuare politiche cautelative ma soprattutto per garantire l’informazione al pubblico, che in tal modo potrà adeguare i propri comportamenti secondo le modalità consigliate per una corretta esposizione al sole.

Tali informazioni si basano su attività di indagine condotte in tempo reale, o con bollettini di misure effettuate nei giorni precedenti, o attraverso modelli di calcolo, che a volte vengono supportati da analisi da satellite.

In molti casi vengono fornite anche previsioni che generalmente danno il valore atteso di indice UV in condizioni di cielo sereno.

Una rete italiana di misura dell’UV

La predisposizione di una rete di monitoraggio dovrebbe garantire una copertura dell’intero territorio italiano e tenere conto delle differenze sito-specifiche, magari ponendo una particolare attenzione alle aree più a rischio.

Ciò consentirebbe di avviare anche degli studi specifici per categorie di popolazione che risentono maggiormente degli effetti delle radiazioni UV, ipotizzando sistemi di comunicazione e informazione ancora più efficaci e conducendo specifici studi per mitigarne gli effetti.

Il ruolo dell’ISPRA in un’attività di ampio respiro che riguarda la problematica ambientale-sanitaria dei raggi UV si può centrare in un percorso tipico che va dalla conoscenza alla informazione/comunicazione al pubblico, passando anche attraverso un ausilio per la costruzione di normative equilibrate.

Una conoscenza diffusa dei livelli di radiazione UV richiede uno sviluppo della rete di monitoraggio secondo tecniche strumentali e metodiche analitiche condivise così da omogeneizzare i dati per una migliore confrontabilità degli stessi; per fare ciò è necessario mettere a sistema appunto le non numerose esperienze nazionali, anche con un’ottica alle attività di altri paesi, e proprio il Sistema Agenziale può agevolare tale processo.

Sulla base di quanto illustrato, ISPRA, tramite il Servizio Agenti Fisici, propone la costituzione di un Gruppo di lavoro del Sistema Agenziale, aperto alla partecipazione di altri istituti con esperienze nel settore specifico, coordinato da ISPRA stessa, le cui attività possono essere:

- un censimento, anche attraverso questo sito, delle agenzie e degli enti di ricerca che già operano in Italia nell’ambito dell’UV, e della loro strumentazione già dislocata sul territorio;

- la standardizzazione delle metodologie di misura e definizione di Linee guida per la realizzazione di reti di monitoraggio;

- la predisposizione, quindi, di una rete di monitoraggio con una copertura nazionale, tenendo conto delle differenze sito-specifiche che hanno una particolare rilevanza nei livelli di UV nell’ambiente, ponendo magari una particolare attenzione alle aree più a rischio;

- il supporto per l’impiego dei modelli di trasmittanza radiativa dell’atmosfera, parte integrante di una rete UV, da utilizzare anche come ulteriore controllo di qualità e per la previsione dell’indice UV;

- la costruzione, il popolamento e la diffusione di indicatori secondo lo schema DPSIR;

- la realizzazione di un database delle misure di irradianza UV, da aggiornare annualmente anche nell’ambito di pubblicazioni ISPRA/ARPA/... di indicatori ambientali,

- la produzione di report periodici sullo stato e le tendenze dell’irradiazione UV in Italia;

- la predisposizione di strumenti informativi per il pubblico, anche attraverso la comunicazione e sensibilizzazione dell’individuo stesso, e
l’individuazione di azioni di varia natura (legislative, educative o altro) per contenere gli effetti sulla salute dell’uomo nonché sugli ecosistemi terrestri;

- studi in collaborazione con altri soggetti istituzionali sulle popolazioni ritenute a rischio.