Misura e previsione della radiazione ultravioletta in Italia

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Le radiazioni ultraviolette

Articolo che comparirà sul prossimo numero di Ambiente&Tv

giovedì 25 giugno 2009

Il sole emette un ampio spettro di radiazioni elettromagnetiche. La radiazione solare comprende diversi tipi di luce. La luce visibile all’occhio umano non rappresenta che una piccola parte di questa radiazione solare. La percentuale più elevata di radiazione è costituita proprio dalla luce che per noi è invisibile. Nello spettro della luce invisibile sono compresi i raggi infrarossi, i raggi ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma. L’insieme di questi tipi di luce (gamma, X, ultravioletto, visibile e infrarosso) compongono ciò che conosciamo come lo spettro solare

La radiazione ultravioletta rappresenta oltre l’8% dell’energia solare e occupa la regione di lunghezze d’onda comprese tra 100 e 400 nanometri. Verso le alte lunghezze d’onda, la radiazione UV confina con la luce visibile a lunghezza d’onda più corta, percepita dall’occhio umano come viola, da cui come noto, viene il nome di radiazione "ultravioletta". Dalla parte opposta, sotto i 100 nm, confina con quelle radiazioni dette ionizzanti.

I raggi ultravioletti si suddividono convenzionalmente nelle componenti UVA, UVB, UVC. I raggi UVC sono la componente più dannosa per gli esseri viventi: essi, però, vengono completamente assorbiti dall’atmosfera. I raggi UVB e UVA sono le componenti responsabili dell’abbronzatura della pelle; quelli UVB sono i più pericolosi per l’uomo ma, grazie all’effetto di “schermatura” dell’ozono, la parte di questi che raggiunge la superficie terrestre è generalmente limitata.

- UV-C (100-280). E’ la componente più dannosa per gli esseri viventi, completamente assorbita, tuttavia, dall’ossigeno e dall’ozono presenti nell’alta atmosfera. Gli UV C rappresentano lo 0.5% dell’energia totale solare extraterrestre.

- UV-B (280-315). L’ozono stratosferico è il maggior assorbitore di questa componente. Essa rappresenta l’1.5% dell’energia totale solare. Grazie all’effetto di “schermatura" dell’ozono, la radiazione che raggiunge la superficie terrestre ha generalmente lunghezza d’onda maggiore di 290 nm.

- UV-A (315-400). L’80% degli UV è compreso in questo intervallo, che contiene il 6.3% dell’energia solare extraterrestre.

La radiazione ultravioletta non e’ percepita dall’occhio umano e sarebbe molto pericolosa per la vita se non fossimo protetti dallo strato atmosferico dell’ozono situato ad un’altitudine tra i 15 e i 40 km. Ogni diminuzione dell’ozono in atmosfera comporta un aumento della radiazione ultravioletta che raggiunge il suolo, accompagnata da un aumento dei rischi per l’ambiente e per la salute umana.

Gli studi che riguardano gli UV dovuti alla radiazione solare sono incentrati sulle interazioni con la stratosfera, con la troposfera e la biosfera e su gli effetti (benefici o dannosi) su uomo flora e fauna. Negli ultimi anni molte delle organizzazioni che si occupano di ricerca e tutela della salute a livello mondiale, tra cui l’WHO (World Health Organization), l’ICNIRP (International Commission for Non-Ionizing Radiation Protection) e lo IARC (International Agency for Research on Cancer) hanno posto l’attenzione sui rischi cui si va incontro a causa di una eccessiva esposizione alle radiazioni UV, di origine sia naturale che artificiale. Questa considerazione, unita al fatto che la sorgente principale di radiazione UV cui è sottoposta la popolazione è il sole, da cui non si può prescindere, ha reso necessario intensificare gli sforzi per aumentare le consapevolezza del problema. Ciò si esplica in due ambiti principali:

1. la ricerca in ambito ambientale e sanitario, per monitorare con accuratezza la radiazione UV solare e il suo andamento temporale e aumentare le conoscenze sui meccanismi che regolano l’interazione tra l’assorbimento di radiazione UV e l’insorgere di patologie, e

2. la divulgazione alla popolazione, per renderla maggiormente consapevole dei rischi cui è soggetta, spesso a causa di cattive abitudini o stili di vita non corretti.

La radiazione solare nel suo insieme (ultravioletta, visibile, infrarossa) è stata classificata dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel gruppo 1, ovvero come agente sicuramente cancerogeno per l’uomo, la componente UV come probabile cancerogeno.

L’esposizione alla componente ultravioletta della radiazione solare svolge funzioni fisiologiche benefiche per la salute umana come la sintesi della vitamina D3 fondamentale nel metabolismo dell’apparato osseo, scongiurando così l’insorgere di patologie dovute alla carenza di calcio ; inoltre è indubbio che esporsi al sole produca un benessere psicologico e l’effetto di abbronzatura è molto ricercato.

I comportamenti che la popolazione ha nei riguardi di questo agente è generalmente improntato a convinzioni e comportamenti sbagliati, che sono dunque i principali responsabili dei danni causati da una eccessiva esposizione, soprattutto per quelli a lungo termine che oltre ad essere i più gravi sono generalmente il frutto di “sbagli” fatti in gioventù.

Nell’ottica di aumentare la consapevolezza della popolazione sui rischi di una eccessiva esposizione alla radiazione solare e per indurre l’adozione di misure protettive è stato sviluppato un indice l’indice UV, nell’ambito di una collaborazione tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), l’Organizzazione Meteorologica Mondiale e la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP). Per poter divulgare facilmente l’informazione sulla radiazione UV, attraverso una grandezza semplice e comprensibile dal pubblico e rendere chiaro a tutti se e quando utilizzare particolari precauzioni nell’esposizione ai raggi solari, si rese evidente alla fine degli anni 90 la necessità di trovare un indicatore semplice e standardizzato: nacque così la classificazione dell’indice universale della radiazione UV solare (UVI).

L’UVI è un indicatore che rappresenta l’irraggiamento al suolo dovuto alla radiazione solare in relazione ai suoi effetti eritemali sulla pelle. Dopo la standardizzazione definitiva del 2000 in sede di WHO, l’UVI ha assunto la forma di un valore intero da zero in su, con il rischio che aumenta all’aumentare del valore stesso. Oltre a questa classificazione numerica, si è proceduto raggruppare i valori di indice a seconda del grado di rischio, rappresentando le categorie di esposizione così ottenute con colori diversi e di immediata comprensione.

A seconda del valore dell’indice UV vengono raccomandati comportamenti e cautele nell’esporsi, mentre nei pittogrammi riportati a destra a seconda del valore dell’indice UV vengono consigliate le protezioni individuali (vestiario, occhiali ecc.) necessarie a seconda delle diverse condizioni.

L’UVI si riferisce alla risposta eritemale dell’epidermide, ma non considera il fattore personale che viene tenuto in conto dal cosiddetto fototipo . Infatti a seconda del tipo di carnagione c’è una diversa risposta della pelle all’esposizione al sole.

L’UVI è un dato che può essere misurato o calcolato tramite dei modelli matematici istante per istante e l’irraggiamento al suolo dipende dal particolare periodo della giornata; l’UVI quindi presenterà un andamento variabile nel tempo. Ci sono delle specifiche dettate dal WHO su come comunicare e presentare il dato, per fare dell’UVI uno strumento di immediata comprensione per fornire al pubblico informazioni sull’esposizione alla radiazione UV.

L’UVI, pur legando l’esposizione solo ai suoi effetti eritemali sulla pelle, trascurando ad esempio altre patologie dermatologiche, l’interazione con gli occhi e il sistema immunitario, può risultare un indicatore comprensibile ed efficace per sensibilizzare la popolazione sui pericoli legati ad un eccessivo assorbimento di radiazione UV.

Fornire questo indicatore su tutto il territorio nazionale, avere serie storiche per effettuare studi epidemiologici, rappresenta un’informazione fondamentale per proteggere la popolazione; di contro per creare una cultura diffusa per prevenire i rischi derivanti da una eccessiva esposizione e comportamenti sbagliati è necessaria una campagna di sensibilizzazione che parta dall’educazione scolastica, che coinvolga gli organi di ricerca, le istituzioni e i media, che fornisca dati comprensibili, come l’UVI, in maniera capillare.

Per questi motivi, da quasi un anno è operativo in Italia un Gruppo di lavoro, composto da soggetti istituzionali, il cui fine principale è quello di progettare e realizzare una rete di monitoraggio dell’Indice UV per fornire una informazione e una comunicazione ambientale che determini nella popolazione comportamenti consapevoli ed adeguati nell’esporsi al sole.